giovedì 7 gennaio 2010

UNA COMETA INGHIOTTITA DAL SOLE


Uno scontro catastrofico fra una cometa e il Sole: ecco la prima scoperta astronomica del 2010, documentata da una spettacolare sequenza di immagini del satellite SOHO (Solar Heliospheric Observatory), frutto maturo ma ancora validissimo della collaborazione fra gli enti spaziali europeo (ESA) e americano (NASA).

A scoprire la cometa, non attraverso il tradizionale telescopio, ma analizzando le immagini di SOHO disponibili online, è stato Alan Watson, un astrofilo australiano da anni impegnato in questo particolare tipo di caccia fra i pixel. L’astronomo non professionista stava passando le prime ore del nuovo anno a decifrare il movimento delle migliaia di puntini luminosi che compaiono nelle sequenze di immagini riprese in continuazione da SOHO, quando ne ha rintracciato uno, seguito da una scia, che si avvicinava pericolosamente al Sole: «È una sungrazing comet», ha pensato immediatamente, cioè una cometa che passa radente al Sole. E, infatti, a un certo punto, l’oggetto è scomparso come se fosse stato inghiottito dalla nostra stella. Anche noi possiamo ammirare la scena attraverso una composizione animata delle immagini di SOHO (guarda). Si vede la cometa seguita dalla lunghissima coda arrivare da sinistra e puntare al centro, verso il Sole artificialmente occultato da un disco opaco che serve a contenere la sua luce abbagliante.

Qualche volta succede che dopo il passaggio al punto di minima distanza dal Sole (perielio in gergo astronomico) l’intera cometa, o almeno qualche frammento di essa evidenziato da una coda gassosa, ricompaia e riprenda la corsa lungo la sua orbita. Ma, finora, della cometa «sungrazing» non c’è traccia: se qualche pezzo è scampato alla disintegrazione nell’inferno solare, forse è troppo piccolo per essere visto.

Fra tutti i corpi minori che popolano il sistema solare, le comete sono astri molto particolari. Sono costituite da un nucleo solido di qualche km di diametro, formato da materiale roccioso e da ghiacci che evaporano in prossimità del Sole, sviluppando spettacolari chiome e code gassose. Quando queste parti effimere della struttura cometaria sono particolarmente sviluppate, allora possiamo vederle dalla Terra a occhio nudo, senza l’aiuto del telescopio. Solitamente le comete percorrono orbite molto ellittiche, attraversando gran parte del sistema solare e ritornando periodicamente a circumnavigare il Sole a una distanza di sicurezza. Ma, come ha documentato l’ormai quindicenne satellite SOHO, sono frequenti anche i casi di comete «sungrazing», che sfiorano la nostra stella fino alla parziale o totale disintegrazione. Alla fine dell’Ottocento, l’astronomo tedesco Heinrich Kreutz, confrontando le orbite delle poche comete «sungrazing» allora conosciute, si accorse che avevano caratteristiche simili e pensò che fossero il risultato della frammentazione in più parti di una singola cometa progenitrice. Studi successivi confermarono questa ipotesi e portarono all’identificazione di altre comete sungrazing collettivamente battezzate col nome dell’astronomo tedesco: il cosiddetto «gruppo di Kreutz». Secondo alcuni studiosi, l’antica cometa capostipite del gruppo sarebbe passata radente al Sole addirittura il 371 avanti Cristo e corrisponderebbe all’astro osservato dallo storico greco Eforo, il quale riferì di avere assistito alla sua scissione in due parti. Col trascorrere dei secoli i frammenti, nel corso di successivi passaggi solari radenti, si sarebbero ulteriormente suddivisi, dando vita al numeroso gruppo di Kreutz. La cometa scoperta all’inizio di quest’anno apparterrebbe proprio a questa straordinaria filiazione celeste.

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